giovedì 31 gennaio 2019

DOVE NASCE LA TRAGEDIA DEI MIGRANTI - Il rovescio della medaglia del franco CFA

I NOSTRI CONSIGLIERI 5 STELLE - COSIMO DI MAGGIO E GIUSEPPE DEL VECCHIO CON VINCENT GUIRI E JEAN PIERRE HABA 
Le dichiarazioni fatte dal vice premier Luigi Di Maio e da Alessandro Di Battista riguardo la sovranità monetaria delle ex colonie francesi hanno puntato nuovamente i riflettori su un argomento troppo spesso dimenticato ed omesso all’opinione pubblica.
Contestualmente il nostro gruppo è stato contattato da Jean Pierre Haba responsabile organizzazione del collettivo e cittadino Alpignanese e Vincent Guiri, segretario generale del di “COTEDIVOIRELIBREXPRESSION”, entrambi di origini Ivoriane, ma cittadini italiani da più di vent'anni che, apprezzando gli interventi dei nostri esponenti nazionali, hanno chiesto di potersi relazionare con il nostro gruppo ed hanno autorizzato questo scritto.
Inutile dire che, la loro storia, ci ha lasciati tutti in rispettoso silenzio per lungo tempo.
Le emozioni si sono alternate a momenti di rabbia, ascoltando i racconti di Vincent e Jean Pierre che, con voce calma, ma decisa, hanno rivissuto, nella testimonianza resa, la storia del loro Paese, costretto a rinunciare a gran parte delle proprie ricchezze in cambio di quella "finta democrazia" che l’occidente impone attraverso l’uso delle armi. 
Da un loro racconto apprendiamo che la Costa d’Avorio è un esempio evidente dell’ingerenza francese e del neocolonialismo e che buona parte degli sbarchi di provenienza africana in Italia hanno origine e per causa dal franco CFA e dalla Francia che spreme i Paesi africani, costringendo i suoi abitanti a migrare in Europa. 
E’ ormai risaputo come la Francia continui a comandare e depredare ben 14 Stati dell’area subsahariana, Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Benin, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Guinea Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo, un tempo sue colonie, diventate indipendenti negli anni 60, ma soltanto sulla carta.

Gli aspetti di questo neo colonialismo sono soprattutto economici e monetari; Parigi si garantisce un ferreo controllo della loro moneta ed un monopolio esclusivo sulle materie prime di cui abbondano (oro, uranio, petrolio, gas, cacao, caffè), arricchendo la Francia e la sua classe imprenditoriale ed impoverendo fino alla miseria i popoli indigeni, che sono così costretti a fuggire per fame verso l'Italia e l'Europa, in cerca di fortuna.
Il perno attorno al quale ruota l'intero sistema del controllo francese sui 14 Paesi africani è il franco coloniale, detto franco CFA, moneta che la Francia impose alle sue colonie nel 1945, subito dopo l'accordo di Bretton Woods, che regolò il sistema monetario dopo la Seconda guerra mondiale. In origine l'acronimo CFA stava per «Colonie francesi d'Africa», ma negli anni sessanta, a seguito del riconoscimento dell'indipendenza delle colonie francesi deciso da Charles De Gaulle, il suo significato è cambiato in “Comunità finanziaria africana”.
Il primo vincolo del franco CFA consiste nell'obbligo, per i 14 Paesi che ne fanno uso, di depositare il 50% delle loro riserve monetarie nazionali presso la banca centrale francese. In pratica, quando uno dei 14 Paesi del franco CFA esporta verso un paese diverso dalla Francia ed incassa dollari o euro, ha l'obbligo di trasferire il 50% di questo incasso presso la Banca di Francia. Se, ad esempio, la Costa D’Avorio, previo un esplicito permesso francese, esporta cacao verso gli Stati Uniti per un valore di 50mila dollari, deve trasferirne 25mila alla banca centrale francese. 

Grazie a questo trasferimento di ricchezza monetaria, la Francia gestisce il 50% delle valute estere delle 14 ex colonie, investendoli massicciamente in titoli di Stato emessi dal proprio Tesoro, grazie ai quali ha potuto finanziare per decenni una spesa pubblica generosa.
Tra i numerosi vincoli imposti dagli accordi sul franco CFA, vi è anche il “primo diritto” per la Francia di comprare qualsiasi risorsa naturale scoperta nelle sue ex colonie. Da qui il controllo di Parigi su materie prime di enorme valore strategico: uranio, oro, petrolio, gas, caffè, cacao. Soltanto dopo un esplicito rifiuto francese, scatta il permesso di cercare un altro compratore.Nei contratti governativi, le società francesi devono essere prese in considerazione per prime e solo dopo i 14 Paesi del Franco CFA possono rivolgersi ad altri; non importa se i paesi africani possono ottenere un miglior servizio ad un prezzo migliore indirizzandosi altrove.

L’Africa rimane strategica per la Francia. Minacciata dall’espansione della Cina ma insidiata anche dall’aggressiva concorrenza di India, Brasile e Turchia, decisi ad accaparrarsi le risorse Africane, Parigi è determinata a difendere i suoi interessi ad ogni costo.
Quando lo ha ritenuto necessario, Parigi non ha mai esitato ad intervenire militarmente nelle sue ex colonie. E’ accaduto in Costa d’Avorio durante la sanguinosa guerra civile che ha sconvolto il Paese del cacao tra il 2002 ed il 2004 ed in Ciad nel 2006. Ai mercenari assoldati da diversi paesi Africani, per destabillizzare il paese in quell'occasione, venne promessa una casa in Costa d'Avorio a golpe concluso. Dopo il Golpe però la promessa non venne mantenuta, in cambio il nuovo governo diede loro passaporti Ivoriani, per poter raggiungere l'europa.

Oltre alla missione Onu contro Gheddafi, nel 2011 i militari francesi parteciparono, nuovamente in Costa d’Avorio, all’ultima offensiva catturando il presidente uscente, Laurent Gbagbo, considerato responsabile di scontri avvenuti non a causa del suo operato, ma a fomento di chi voleva perseguire la vittoria, non con strumenti democratici, ma attraverso la violenza. A seguito dei brogli avvenuti nel nord del Paese, durante lo svolgimento delle elezioni, gli scontri che ci furono portarono alla morte molte persone. Dopo la sua cattura ad opera delle forze francesi presenti nel Paese, la Corte dell’Aia richiese il trasferimento di Gbagbo. E’ evidente come la vicenda giudiziaria di Gbagbo è inscindibile da quella politica. Imprigionare un presidente serve ad intimidire tutti quelli che, in Africa, vorrebbero liberarsi dell’egemonia francese.

Il 16 gennaio 2019 l’ex presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, è stato assolto dalla Corte penale internazionale dell'Aia, da tutte le accuse. Dopo l’assoluzione il PM ha sospeso la liberazione di Gbagbo in attesa dell’appello, per timore di un eventuale fuga.

Vincent Guiri e Jean Pierre Haba concludono il loro racconto rimarcando che non è più accettabile essere strumento di lotta politica nelle mani di una sinistra che non ha avuto la capacità di fare un corretto piano di integrazione, sfruttando le emergenze, create dalla politica stessa, per fare profitto. E’ necessario intervenire non con lo slogan “aiutiamoli a casa loro”, che tanto di moda va oggi e che non è altro che l’evoluzione di quella sottocultura della beneficenza e dell’assistenzialismo caritatevole. Dobbiamo eliminare alla base questa forma di neocolonialismo proprio come proposto dal MoVimento 5 Stelle. A tal fine a sostegno di quanto sollevato dai Pentastellati, gli amici Ivoriani prospettano di organizzare una manifestazione pacifica a Torino o Roma coinvolgendo la comunità dei Paesi africani in questione che conta circa 30.000 persone in Piemonte.

Quanto sopra riportato è solo una parte di quello che ci è stato raccontato durante il consueto meetup settimanale.
Come MoVimento 5 Stelle vogliamo verificare i fatti con i testimoni diretti per sensibilizzare un pubblico sempre più ampio e cominciare a cambiare i rapporti di forza.

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