lunedì 23 gennaio 2017

Primo sopralluogo nel centro di accoglienza dell’ex hotel Parlapà



Cari Concittadini,
nella giornata di sabato 21 gennaio siamo entrati, insieme a Marco Scibona nostro portavoce in Senato, nel centro di accoglienza dell’ex hotel Parlapà. Ringraziamo il prefetto per averci dato la possibilità di entrare all’interno della struttura,ringraziamo anche  il direttivo ed il personale  per averci accolto in maniera positiva e collaborativa, e per averci dato una visione d’insieme della situazione presso la struttura.
 Il lavoro del direttore e dei mediatori culturali è notevole, fanno l'impossibile con quello che hanno a disposizione, attualmente gli ospiti sono 280 (con un età media sotto i 25 anni, tutti maschi) anche se  il bando ne prevede 250, purtroppo la prefettura sta utilizzando la struttura ad uso transitorio,  spesso ospita un numero maggiore di quello accordato. 
Gli ospiti arrivano all’ex hotel  Parlapa' già identificati e visitati, al loro arrivo viene fatto un ulteriore screening sanitario; vengono forniti di vestiario e di beni per l'igiene personale. Il pocket money (75 euro), viene erogato una volta al mese, a volte con qualche piccolo ritardo. Quotidianamente i ragazzi partecipano ad un corso di italiano interattivo interno alla struttura, mentre un gruppetto di circa 45 ospiti, frequenta un corso più avanzato nel comune di Rivoli. 
Tranne un solo caso, nessuna tensione è stata registrata all'interno della struttura, anche grazie ai mediatori.
Una delle stanze è stata adibita dagli ospiti  a moschea. Le camere sono composte da 2 letti a castello, ed ognuna ospita dalle due alle quattro persone. Abbiamo visitato parti comuni, cucine, magazzini e ambienti destinati ad eventuali laboratori ancora non utilizzati. 
I ragazzi solitamente utilizzano il cellulare (purtroppo non ci siamo assicurati che il segnale Wi-Fi fosse buono), oppure guardano la televisione all'interno della sala dove viene fatto il corso di italiano; altri giocano a calcio o a rugby nel prato dell’albergo, infatti l’Avigliana Rugby collabora con la struttura per favorire l’integrazione.
Tra gli ospiti dell’ex hotel Parlapa' c'è chi vuole veramente integrarsi e chi no, chi rispetta le regole e chi no, come succede in qualsiasi comunità. Gli ospiti hanno quanto previsto dal bando; purtroppo sono poco impegnati durante la giornata, quindi qualcuno ogni tanto va a rovistare nei raccoglitori di indumenti, non perché non abbia vestiti, ma per cercare qualcosa di proprio gusto. Altri chiedono l'elemosina per avere qualche euro in più da spendere. 
Il rientro serale è previsto intorno alle ore 23. Gli ospiti che dopo 72 ore non rientrano in struttura, vengono segnalati in prefettura e perdono il diritto di protezione internazionale, quindi se vengono identificati dalle forze dell'ordine, rischiano l'espulsione, come già successo inizialmente in alcuni casi.
Gli ospiti della struttura sono Eritrei, Somali, Congolesi, Nigeriani, Maliani, Ivoriani, Senegalesi, mischiandosi così etnie, lingue, dialetti e religioni.
Tutti hanno affrontato un lungo viaggio, molti sono rimasti per giorni prigionieri in Libia, dove hanno visto violenze e torture, in alcuni casi anche subite. Scappano perché la violenza e la corruzione sono un comune denominatore in questi stati africani, non ci sono vere e proprie guerre, ma i diritti dell'uomo contano veramente poco.
Perché sono tutti maschi?
La maggior parte di loro parte per trovare un lavoro in Europa e poi poter mandare parte dei loro guadagni alle mogli alle famiglie, altri per ripartire e rifarsi una vita, degna di essere vissuta.

Il direttore e i mediatori sarebbero stati molto favorevoli ad accogliere tutta la COMMISSIONE CONSULTIVA PER L'ACCOGLIENZA DEI CITTADINI STRANIERI RICHIEDENTI PROTEZIONE INTERNAZIONALE, cosa che invece non è accaduta, nonostante la disponibilità espressa da tutti i componenti, il Sindaco ha effettuato il sopralluogo senza coinvolgere la commissione.

Finche la struttura dell’ex Hotel Parlapà sarà attiva,  può contare sulla nostra collaborazione per quanto riguarda l’integrazione degli ospiti all’interno del Paese, chiediamo alle associazioni interessate di contattare direttamente la direzione ed il personale, per proporre progetti di integrazione.

La nostra linea continua ad essere contro la malagestione dell’accoglienza da parte delle Istituzioni, dal momento che  per essere efficace dovrebbe essere diffusa (abbiamo esempi in Val di Susa), distribuita nei vari Comuni in maniera omogenea, senza concentrare un alto numero di persone richiedenti asilo in un unico paese, rischiando di creare disordine e agitazione sia fra i cittadini sia fra gli ospiti.


Chiediamo al Prefetto di Torino di non concedere ulteriore rinnovo,  al servizio di accoglienza ed assistenza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, all’interno della struttura dell’ex hotel Parlapà.


Chiediamo al Prefetto di Torino e all’attuale amministrazione Alpignanese, di attuare un programma di accoglienza diffusa che porti ad Alpignano un numero complessivo massimo di 50 ospiti per l’accoglienza, diamo piena disponibilità e collaborazione nella stesura dell’accordo.

1 commento:

  1. Sono d'accordo all'integrazione di questi ospiti ma credo che non far fare nulla sia per loro una motivazione in più di sentirsi inutili e quindi,credo,sarebbe giusto far fare loro qualcosa che li renda soddisfatti del loro operato..
    Non c'è nulla di peggio che sentirsi di peso...facciamoli sentire importanti dando loro qualsiasi occasione per essere utili davvero alla comunità...agli ospiti vorrei dire si protestate ma per avere un lavoro...
    Un cittadino alpignanes

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